. GIOCOSENZATRUCCO: GEORGE CLOONEY IN TRIBUNALE A MILANO

sabato 17 luglio 2010

GEORGE CLOONEY IN TRIBUNALE A MILANO

MILANO
Un insolito film al Tribunale di Milano. George Clooney, la star di Hollywood, è stato per circa due ore testimone a un processo in cui è presunta vittima, trasformando un’aula di un processo quasi in un set e il corridoio da cui è arrivato in una sorta di ’red carpet’. E prima di andarsene l’attore ha anche fatto un commento sulla giustizia italiana: «It’s very good».

Così stamani, davanti a una folla di fan, cancellieri ma anche avvocati o semplici curiosi, si è materializzato l’attore americano. Sbucato da un ascensore secondario a mezzogiorno preciso, dopo essere stato ricevuto in Procura dal pm Letizia Mannella - titolare dell’inchiesta con al centro una presunta truffa ai danni della star - è stata subito una pioggia di flash e di foto ’rubatè con i cellulari. Abito blu, cravatta in tinta a piccoli pois e camicia bianca, un filo di gel tra i capelli e un velo di abbronzatura, e body guard al seguito, a chi gli ha chiesto se fosse la prima volta in un processo italiana, l’attore, con un gran sorriso, ha risposto in inglese «Sì, è la prima volta e spero anche l’ultima».

Inevitabile l’assalto anche di telecamere e cronisti nel grande atrio a pian terreno davanti all’aula del processo mentre dentro, tra i banchi e dietro una balaustra, molte persone: ragazzi nella speranza ci fosse anche Elisabetta Canalis e signore e ragazze armate di telefonini per qualche foto ricordo. Poi l’ingresso in aula dove, con a fianco un’interprete, Clooney ha risposto alle domande del pm e dei legali di parte civile (il suo) e dei tre imputati accusati di aver creato una linea di moda, usando il suo nome a sua insaputa. La deposizione è durata quasi due ore, «giusto la durata di un film», ha notato al termine il giudice Pietro Caccialanza che ha faticato per mantenere l’ordine e il silenzio in aula e che alla fine ha ringraziato l’attore «per la gentilezza», per essersi presentato anche se non era obbligato dal momento che in questo processo lui è la presunta vittima.

Prima di cominciare, l’attore, che tra parecchi anni trascorre le vacanze a Laglio, sul lago di Como, ha fatto una premessa: «Sono venuto qui perchè credo nel sistema della legge. E perchè la gente sta usando il mio nome per trarne vantaggio». Poi una sfilza di domande da parte delle difese e alcune anche imbarazzanti e che hanno provocato risate tra il pubblico: «Lei ha mai avuto una relazione con una donna di nome Mara?» oppure «È vero che vuole candidarsi a una carica elettiva negli Stati Uniti?». E ancora qualche insinuazione: «Capisco che il signor Clooney e un bravissimo attore, ma...». L’attore ha dribblato e sorriso. E ha rilanciato quando, guardando verso uno degli imputati, si è lasciato sfuggire: «Avete fatto un buon lavoro, dovreste essere orgogliosi. Io la vedo per la prima volta: piacere di conoscerla».

Per il resto, scusandosi perchè non parla italiano, ha confermato la falsità dei documenti usati per lanciare la griffe con il suo nome e di aver subito denunciato il tutto. E delle foto che lo ritraevano con gli imputati in un bar di Milano ha detto essere probabilmente un fotomontaggio («Io non porto quei pantaloni a pinocchietto e non fumo»), e quando nell’elencare i suoi contratti pubblicitari ha citato il Martini, rivolgendosi ai fan, ha detto: «Potete fare le battute che volete».

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