. GIOCOSENZATRUCCO: La DIA e la GdF sequestrano il patrimonio al defunto Messina Arturo di Agrigento

venerdì 23 luglio 2010

La DIA e la GdF sequestrano il patrimonio al defunto Messina Arturo di Agrigento


La Direzione Investigativa Antimafia di Palermo e il G.I.C.O. della Guardia di Finanza di Palermo hanno sequestrato, ai sensi della legislazione antimafia, beni mobili ed immobili per un valore di oltre 5 milioni di euro ai familiari dell’agrigentino Arturo MESSINA cl. 45, deceduto in carcere per cause naturali nell’aprile 2008.
Il provvedimento è stato emesso dal Tribunale di Agrigento, su proposta avanzata dalla Procura della Repubblica di Palermo, sulla base di indagini bancarie e patrimoniali esperite dalla D.I.A. e dalla Guardia di Finanza.
I forti sospetti di appartenenza alla consorteria mafiosa agrigentina nutriti dagli organi di Polizia nei confronti del MESSINA, risalgono agli anni ’80, allorquando lo sorpresero con altre 14 persone in un summit mafioso tenutosi il 13.3.1982 nella villa del fratello Gerlando, indetto al fine di approntare nuove strategie criminose all’indomani dell’uccisione del boss Giuseppe SETTECASI.
Già sorvegliato speciale, il MESSINA era stato condannato con sentenza della Corte d’Appello di Palermo, irrevocabile dal 12.04.2002, ad anni 7 e mesi quattro di reclusione per estorsione continuata in concorso; con sentenza della Corte di Assise di Appello di Palermo, irrevocabile dall’11.10.2004, era stato condannato alla pena dell’ergastolo per i reati di associazione di tipo mafioso ed omicidio, mentre, con sentenza della medesima Corte, irrevocabile dal 10.11.2006, era stato condannato ad anni 11 estorsione continuata in concorso, aggravata dall’aver favorito Cosa Nostra.
Il 2.05.2007, i Carabinieri lo traevano in arresto, unitamente ad altri, in esecuzione di un’o.c.c.c. emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Palermo, ritenuto responsabile, in qualità di mandante, dell’omicidio di DI CARO Antonio, nato a Canicattì il 21.05.1953, imprenditore agricolo, già capo provinciale di Cosa Nostra agrigentina, scomparso per “lupara bianca” il 22.06.1995.
Alla luce di tali vicende giudiziarie, il Tribunale ha riconosciuto la pericolosità sociale di MESSINA Arturo, poiché in vita, era inserito a pieno titolo nella organizzazione mafiosa Cosa Nostra, quale partecipe alle attività delittuose della famiglia mafiosa di Agrigento, assumendo nel tempo una posizione di vertice all’interno della organizzazione mafiosa.
Sul suo conto hanno riferito i collaboratori di giustizia SALEMI Pasquale, SCIABICA Daniele e BRUSCA Giovanni.
Va evidenziato come la circostanza che il Messina non sia più in vita (è deceduto in data 13.4.2008) non impedisce l’applicazione della misura di tipo patrimoniale richiesta dal Pubblico Ministero agrigentino nei confronti dei beni pervenuti in successione agli eredi del proposto. A ciò si deve aggiungere che, alla luce delle novità introdotte dalla modifica apportata dal D.L. nr. 92/2008 all’art. 2 ter – comma 11 – legge 575/65, è oramai consentito, entro il termine di un quinquennio dal decesso, di aggredire il patrimonio pervenuto iure successionis agli eredi a titolo universale e a titolo particolare, già riconducibile a soggetti nei cui confronti sussistevano i presupposti giuridici previsti dalla legge 575/1965 per proporre una misura di prevenzione patrimoniale.
Il provvedimento di sequestro, che colpisce i congiunti del suddetto, ha riguardato conti correnti, diversi terreni e fabbricati siti nella provincia di Agrigento ed un avviato panificio sito nel quartiere Villaseta di Agrigento.
Il Tribunale di Agrigento ha motivato il sequestro rilevando, sulla base delle complesse ed articolate investigazioni di carattere tecnico-patrimoniale svolte dalla D.I.A e Guardia di Finanza, la mafiosità del soggetto proposto e la sperequazione tra il valore dei beni posseduti e/o dei redditi dichiarati e l’attività svolta.

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