. GIOCOSENZATRUCCO: P3 DELL'UTRI NON PARLA E SUGGERISCE LA REGOLA DELL'INDAGATO PROVVEDUTO.

martedì 27 luglio 2010

P3 DELL'UTRI NON PARLA E SUGGERISCE LA REGOLA DELL'INDAGATO PROVVEDUTO.


Si è concluso il confronto tra Marcello Dell’Utri e i magistrati della procura di Roma. Il senatore del Pdl si è avvalso della facoltà di non rispondere e ha lasciato il tribunale. «Sono un indagato "provveduto". Mi sono avvalso della facoltà di non rispondere, che ritengo una regola fondamentale per l’indagato provveduto». Ha detto così il senatore del Pdl, lasciando gli uffici di piazzale Clodio dopo un breve incontro con i magistrati che, nei suoi confronti, avevano emesso un invito a comparire. «Il consiglio che dò a tutti coloro che dovessero trovarsi in analoga situazione è di non parlare - ha continuato - perché lo dice la legge, che permette di avvalersi della facoltà di non rispondere». «Quando sono stato a Palermo, quindici anni fa, ho parlato con i pubblici ministeri per 17 ore, e sono stato mandato a giudizio, sulla base delle mie dichiarazioni quindi, posso dire di aver imparato qualcosa». La sua decisione di non rispondere ai magistrati, e' una tecnica che non deve essere accettata come una linea di difesa da vantare come regola di buon costume. Le persone che nulla hanno da temere parlano con i giudici senza timori, sono cooperativi per un buon sviluppo dell'indagine, certo sono cittadini onesti che fanno il loro dovere verso la comunita'. Il signor Dell'Utri probabilmente non e' cittadino di provata onesta'.I fatti e le condanne subite per gravi reati dal senatore ne danno conferma.Vorrei precisare che come lui ricorda, l'interrogatorio di15 anni fa' che duro' 17 ore, non fu certo causa dei suoi mali, la condanna venne per cio' che lui aveva fatto, con debiti riscontri. Infatti
il 2 gennaio 1996 viene messo sotto accusa; nell'ottobre dello stesso anno il gip di Palermo lo rinvia a giudizio, e il processo inizia il 5 novembre 1997.
In data 11 dicembre 2004, il tribunale di Palermo ha condannato Marcello Dell'Utri a nove anni di reclusione con l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Il senatore è stato anche condannato a due anni di libertà vigilata, oltre all'interdizione perpetua dai pubblici uffici e il risarcimento dei danni (per un totale di 70.000 euro) alle parti civili, il Comune e la Provincia di Palermo. La conclusione e' che se ancora una volta lui fosse colpevole dei fatti per cui e' indagato non basteranno i suoi silenzi a procurargli altre condanne.

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