. GIOCOSENZATRUCCO: MARIJUANA MADE IN ITALY IL BOOM E' SCOPPIATO

lunedì 30 agosto 2010

MARIJUANA MADE IN ITALY IL BOOM E' SCOPPIATO

Piantagioni nei boschi detta "di guerrillia" , sui terrazzi, nelle serre. Così dilaga la coltivazione di marijuana made in Italy. Tra antiproibizionismo e interessi dei clan. Quest’anno, per colpa del maltempo, la raccolta sarà un pò in ritardo. Ma per metà settembre tonnellate di piante di canapa indiana saranno a maturazione completata. E l’odore dolce e pungente della marijuana invaderà strade dei centri cittadini della penisola. In Italia, come in altri paesi europei, si sta compiendo una singolare riconversione agricola "pro marijuana" (visti i bassi costi di mercato per ortaggi) che interessano ettari di territorio, al Sud, dove le condizioni climatiche ed il territorio sono molto più favorevoli, ma anche al Centro e nel nord italia, dove le coltivazioni avvengono in serre ben nascoste. Nel 2009 le forze di polizia hanno sequestrato e distrutto 115 mila piante di cannabis della specie indica e sativa e denunciato 1500 persone, mentre al 21 agosto 2010, le piante individuate ed estirpate o comunque distrutte sono già 40 mila. Il ministero dell’Interno prevede di riuscire ad individuare e smantellare “soltanto un quinto delle coltivazioni che si sà essere esistenti” grazie ad un programma installato su un compiuter che controlla e scatta immagini grazie all utilizzo di una videocamera ed elicotteri che volano sulle nostre teste!! Certo, il mercato nazionale è ancora lontano dall’autosufficienza e la percentuale di principio attivo, il Thc, della specie autoctona arriva al massimo al 4 per cento (contro il 16/20 per cento di alcune varietà olandesi) ma il fenomeno è in costante aumento. Dal vaso sul terrazzo alla serra in giardino ed alle estese piantagioni controllate dalla criminalità organizzata, le coltivazioni si allargano a macchia d’olio. E se la produzione di hashish, pure ricavato dalla pianta, richiede procedimenti elaborati, ottenere artigianalmente dell’ottima marijuana è ormai alla portata di chiunque. Non c’è giorno che le forze dell’ordine non scoprano piccole o vaste colture di “erba”. Tossicodipendenti, pusher, ma anche pensionati, impiegati, e pure agenti delle forze dell ordine, ci sono proprio tutti, professionisti che arrotondano lo stipendio e tanti minorenni col pollice verde che vogliono procurarsi da soli la propria dose di sballo “a chilometro zero” senza dover correre il rischio di rimediare un “pacco” per strada. Coltivare la “maria” in casa è ormai una moda soprattutto tra i giovanissimi, che pubblicano incoscentemente sui siti web le foto dei loro "prodigi" e invitano amici a casa per assaggiare il proprio raccolto. Le previsioni del l’osservatorio della Regione Lombardia, sostengono che i consumatori da oggi al 2012 aumenteranno del 20 per cento e per allora saranno oltre 5 milioni gli italiani di età compresa tra i 15 e i 54 anni a fumarsi una canna. I ragazzi non considerano l’hashish e la marijuana come una droga: su Facebook, per esempio, ne discutono 1100 gruppi e 95 pagine e nel 78 per cento dei casi il giudizio è positivo. E anche grazie al Web che oggi ci si può trasformarsi in un coltivatore "GROOWERS",con un modesto investimento. Ci sono siti che insegnano, passo a passo, come fare; dall’acquisto on line dei semi e del kit completo del piccolo agricoltore, con lampade termiche, strumenti per l’irrigazione e l’essiccamento dei fiori di sensemilla. Altrettanti sono i manuali, da quello per l’esperto botanico che voglia selezionare una qualità particolare di pianta, fino alle istruzioni per il neofita. Una volta appresi i primi rudimenti del mestiere, basta ordinare la merce, attendere una settimana per la consegna e tentare nell’impresa. Che quasi sempre va a buon fine. La tentazione di passare dall’uso personale alla vendita è forte. Basti pensare che, al dettaglio, un grammo di marijuana, in genere, viene venduto a 8/10 euro. E che ogni pianta, se riesce a crescere fino a tre metri, può produrre da 3etti ad 1kg (se tutto va come deve andare) di infiorescenza senza seme, così fruttando dai 3.000 agli 8000 euro. E allarme soprattutto per la facilità con cui i minori si avvicinano a questo business illecito.(Che secondo me ormai é arrivato il momento di provare a tollerare l uso e possibilmente la vendita in locali che lo STATO ITALIANO dovrebbe dare la possibilita si di aprirli ma tassarli a dovere) La Direzione centrale per i servizi antidroga, che coordina le attività di polizia, carabinieri e finanza, a settembre inaugurerà una task force(per me inutile) contro la vendita su Internet, reato per gli investigatori accomunabile a quello di istigazione all’uso e al commercio di stupefacenti. Ma già adesso – come svela il maggiore Federico Quatrini, della sezione analisi della Dcsa – agenti in borghese vengono impiegati nel monitoraggio dei negozi di smart drugs che hanno sul bancone prodotti che non sono inseriti nelle tabelle ufficiali delle sostanze proibite perche estratte da piante delle foreste del pianeta in questo ultimo ventennio. Gli investigatori identificano gli aspiranti coltivatori di “maria” tramite le targhe, le carte di credito e persino i pedinamenti. Spiega il maggiore Quatrini: “I nomi di centinaia di clienti vengono annotati e messi da parte perché la legge italiana non vieta di vendere o acquistare semi di canapa indiana. Ma dopo circa tre mesi – tanto impiega una pianta a fiorire – andiamo a fargli visita. E se scopriamo che invece di usarli come cibo per uccelli ne hanno ricavato cannabis, scatta la denuncia penale o l’arresto, a seconda della quantità rinvenuta”. Spesso indagini di questo tipo portano a scoprire modesti giri di spaccio o di cessione di droga tra amici. Ma capita di incappare in vere e proprie società specializzate nel business della cosiddetta “ganja”. Una telefonata al 117 di un padre preoccupato per il figlio diciassettenne che ogni giorno, dopo la scuola, si fermava in uno smart drug shop, ha innescato un’indagine della Finanza di Ferrara che, partendo proprio da un distributore automatico di semi di cannabis, ha portato all’arresto di dieci persone, alla denuncia di altre 75 e al sequestro di tredici laboratori per la coltivazione e la lavorazione di canapa indiana oltre a migliaia di manuali, anche su videocassette. Svelando che dietro a quel negozio si celava un’organizzazione di punti vendita in franchising che riconduceva ad uno dei maggiori siti Internet che predicano l’antiproibizionismo. Perché dietro una presunta motivazione culturale spesso si nasconde la voglia di fare soldi. Poco prima di Ferragosto i carabinieri di Sanremo, dopo un anno di indagini, hanno finalmente scoperto chi riforniva la zona di “erba”. Nella città dei fiori qualcuno aveva pensato che la “maria” rendesse più delle rose e aveva riadattato due grandi serre di 2700 metri quadrati, dotandole di uno specifico impianto di irrigazione, di teli per proteggere le piantine dal sole, con tanto di camera climatizzata per l’essiccazione e la raccolta delle resine che servono per l’hashish. Attrezzature da professionisti che garantivano fino a sei raccolti l’anno. In carcere sono finiti due attempati agricoltori sorpresi mentre innaffiavano le piantagioni che li avrebbero resi ricchi. Sempre in Liguria il titolare di un campeggio estivo di Sestri Levante, più modestamente, aveva pensato di far fronte al calo di presenze seminando cannabis vicino alle roulotte. I carabinieri di Valdobbiadene invece hanno scoperto il secondo lavoro di una parrucchiera trentenne che aveva trasformato il terrazzo di casa in una minipiantagione sufficiente per lei e i suoi amici. A Valeggio, sul Mincio hanno arrestato il titolare di un agriturismo che, oltre alle primizie dell’orto, tirava su marijuana di prima qualità: i ragazzi uscivano dalla sua piccola serra con sacchetti pieni di carote e insalata bio che servivano a nascondere la pregiata “skunk” . Mentre avrebbe fruttato almeno 60 mila euro la cannabis che un pregiudicato aveva seminato lungo gli argini quasi inaccessibili del Tanaro, su un terreno demaniale, dove i finanzieri di Alessandria lo hanno sorpreso ad irrigare i filari ben nascosti dalla vegetazione. Ma a Marino, alle porte di Roma, c’erano narcos fai da te anche ai confini delle vigne un tempo celebrate negli stornelli. E se nelle campagne il controllo dei carabinieri sul territorio porta a scoprire coltivazioni di medie o grandi proporzioni, non si contano gli interventi della Polizia nei centri urbani, dove studenti, spacciatori o insospettabili professionisti arrivano ad installare nell’armadio di casa una minuscola serra: dall’esterno sembra un porta abiti, invece racchiude la pianta, il terriccio e la lampada termica. E c’è persino chi trasforma la vasca da bagno in un piccolo campo con il profumo della Giamaica di Bob Marley.

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