. GIOCOSENZATRUCCO: FREDDIE MERCURY A 20 ANNI DALLA SUA MORTE A ZANZIBAR E' PROIBITO OMAGGIARLO.

giovedì 24 novembre 2011

FREDDIE MERCURY A 20 ANNI DALLA SUA MORTE A ZANZIBAR E' PROIBITO OMAGGIARLO.




CREDO CHE LA VERGOGNA SIA SOLO ED UNICAMENTE LA PRESA DI POSIZIONE DI UNA CITTA' E DI UN PAESE CHE CON GRANDE DISPREZZO HA MESSO AL BANDO UNO DEI PIU' GRANDI ARTISTI DELLA MUSICA MONDIALE. QUINDI VERGOGNA E ANCORA VERGOGNA PER AZIONI DI QUESTO TIPO.



                                          ZANZIBAR
A casa non ci sono concerti, nessun omaggio, a casa è vietato celebrare Freddie Mercury.
Domani è l’anniversario della sua morte, vent’anni fa se ne andava il leader dei Queen, l’icona pop, l’orgoglio gay, mille modi per definirlo e un nome di battesimo, Farrock Bulsara perso nelle stradine di Stone Town, cuore e capitale di Zanzibar. E’ lì che è nato, figlio di una famiglia Parsi, ed è proprio lì che è difficile trovarlo, impossibile evocarlo. Lo citano tutte le guide turistiche, ogni albergo si bulla con la clientela, qualcuno vende vecchi aneddoti di infanzia e mischia le date, prolunga la storia perché Mercury ha lasciato presto Zanzibar ed è cresciuto in India.




Non ci sarebbe molto di lui neanche a volerlo ma qualsiasi altro luogo spremerebbe ogni giorno d’infanzia per venderlo invece no. Il signor Bulsara è quanto di più famoso abbia prodotto Zanzibar eppure l’isola lo nasconde, perché Freddie-Farrock era omosessuale ed è morto di Aids, ufficialmente è ancora “una vergogna”. In Tanzania i gay sono illegali. A Zanzibar il 90 per cento della popolazione è musulmana osservante, qui si campa di turismo quindi si chiude un occhio su tante cose, sulle ragazze che girano in shorts con gli ombelichi di fuori, sulle visite ai monumenti nazionali a capo scoperto, non sull’uomo che potrebbe rappresentare la città e invece resta un reietto. Anche dopo 20 anni che non c’è più. Vent’anni in cui tanto è cambiato, soprattutto da queste parti, dove si inventano finte vie dello shopping sulle spiagge, dove si scaricano pullman di vacanzieri ogni settimana, dove ci sono più villaggi turistici che abitazioni. Ma il caos continuo e la contaminazione crescente non hanno sdoganato il nome di Freddie Mercury.


Troppo famoso e potente: se ne andassero anche solo un po’ fieri si sovrapporrebbe a quello della città, così a Stone Town lasciano che i visitatori cerchino da soli Kenyatta Street, primo indirizzo di Mercury. La via si trova facile, pieno centro e lì ti aspetti un mausoleo, invece c’è una casa anonima e un dettaglio dorato: la targa con il suo nome. Lo stile gli piacerebbe è kitsch quanto basta, oro intagliato, caratteri grandi però ci vorrebbe almeno una piuma, un lustrino, una canottiera bianca, un poster con il primo piano dei suoi occhi bistrati, un jeans chiaro attillato, una cintura borchiata, una corona, un dettaglio qualsiasi che scaldi questo androne bianco. Un po’ di musica. Una volta sul muro esterno c’era una piccola teca, un foglio a fondo scuro con una sobria fotografia (chissà dove l’hanno trovata) e qualche dato biografico, ora non è sparita, dicono che la casa sia stata restaurata e che la rimetteranno a posto, ma era così misera rispetto a un personaggio tanto istrionico che sarebbe meglio stare senza. Stonava.

Altrove lo venerano, a Montreux, in Svizzera, dove ha vissuto per un po’, c’è una statua piena di fiori e gadget, pare la tomba di Jim Morrison: la gente lascia e prende: scatti sfuocati di concerti, occhiali a specchio, poesie, testi di canzoni, gli schizzi di vecchie copertine. Dovunque abbia cantato c’è gente disposta a raccontare com’era “quella sera” e a casa sua è il silenzio.Per chi proprio vuole avventurarsi nel tour Mercury (che viene venduto con il mercato delle spezie giusto per dare corpo alla gita che altrimenti finirebbe in 10 minuti) c’è un locale che porta il suo nome. Anche lì non si va oltre qualche poster e non si sente la musica dei Queen. Loro non danno troppo nell’occhio e possono mantenere il locale con quell’insegna, meglio con quel nome che sta giusto sopra l’ingresso, senza una luce, senza farsi troppo notare. Il posto è sulla spiaggia e gli zanzibarini dicono che le feste in onore di Mercury esistono, solo che loro preferiscono evitare le date comandate: nascita, morte, concerti famosi, meglio ballare quando non c’è nessuno all’erta. Scatenarsi senza pubblicità. Non proprio da Mercury.


Discografia in studio con i Queen

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