. GIOCOSENZATRUCCO: DELITTO ROSTAGNO, NE PARLA BRUSCA DAVANTI AI GIUDICI DI TRAPANI

mercoledì 21 dicembre 2011

DELITTO ROSTAGNO, NE PARLA BRUSCA DAVANTI AI GIUDICI DI TRAPANI



Trapani. «Si levarono sta camurria», ovvero, si sono disfatti di un problema. Così avrebbe detto Totò Riina a Giovanni Brusca commentando l'uccisione del giornalista e sociologo Mauro Rostagno assassinato a Valderice la sera del 26 settembre 1988. Il collaboratore di giustizia lo ha detto stamani deponendo come teste assistito in Corte di Assise a Trapani dove si celebra il processo a carico dei due assassini: Vincenzo Virga, accusato di essere il mandante e Vito Mazzara indicato come un componente del gruppo di fuoco. A interrogare Brusca, i pm della Dda di Palermo Francesco Del Bene e Gaetano Paci. Il collaboratore non ha saputo fornire indicazioni su mandante ed esecutori del delitto. Sollecitato dai pm, Brusca ha riferito di aver appreso da Francesco Messina di Mazara del Vallo, detto «mastru Cicciu», che, quando Paolo Borsellino era procuratore a Marsala, aveva pensato di incaricare Vito Mazzara, «un professionista delle armi» per uccidere il giudice «con un fucile di precisione». Durante le udienze ci sono stati momenti di tensione - tra pm e parte civile da una parte e difese dall'altra - quando il difensore di Vito Mazzara, l'avvocato Vito Galluffo, ha contestato a Brusca «discrasie» tra quanto dichiarato nel 1997 e poi due anni dopo. Il legale ha evidenziato che Brusca, in prima battuta, aveva attribuito la paternità del delitto a Cosa nostra «per deduzione» e che solo nel 1999 aveva invece riferito ai magistrati di esserne certo. La difesa aveva chiesto l'acquisizione integrale dei verbali, ma i pm non hanno dato il consenso. Brusca, riferendosi poi all'editore di Rtc (la televisione dove lavorava Rostagno), Puccio Bulgarella (deceduto lo scorso anno), ha detto che era «inserito in un contesto di favoritismi» e che era «legato ad Angelo Siino». Rispondendo agli avvocati difensori il collaboratore ha anche riferito che «in tutti gli omicidi commessi nel trapanese ho preso ordini da Totò Riina» e mai dalla mafia locale. Brusca non ha saputo quantificare con precisione tutti i delitti: «10, 12, 13, non ricordo bene».

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