. GIOCOSENZATRUCCO: GIORGIANA MASI E STEFANO LORUSSO QUANDO LO STATO UCCIDE.

sabato 29 novembre 2014

GIORGIANA MASI E STEFANO LORUSSO QUANDO LO STATO UCCIDE.

 12 MAGGIO 1977 ROMA          11 MARZO 1977 BOLOGNA

      UNA STORIA ITALIANA DA NON DIMENTICARE


LE VITTIME:

GIORGIANA MASI  (19 ANNI)                          FRANCESCO LORUSSO (25 ANNI)


                                             

                                                                                                              
                                                         
      IL MANDANTE
                              



                                                                   IL COMPLICE

 












LA MANO ASSASSINA IN ENTRAMBE I CASI NON SI E' TROVATA.
















                                                                I FATTI ACCADUTI



Dal libro "In Ordine Pubblico" di autori vari - 2003 - curato da Paola Staccioli - Editore Associazione Walter Rossi

La mattina dell'11 marzo 1977 a Bologna, in seguito a un contrasto sorto nell'Istituto di Anatomia fra alcuni militanti del movimento e il servizio d'ordine di Comunione e Liberazione, i giovani del gruppo cattolico si barricano all'interno di un'aula, invocando l'intervento delle forze di polizia. Appena giunti sul posto, con mezzi spropositati, i carabinieri si scagliano contro gli studenti di sinistra intenti a lanciare slogan. La carica fa subito salire la tensione. Nel corso degli scontri successivi, che interessano tutta la zona universitaria, Francesco Lorusso, 25 anni, militante di Lotta Continua, viene raggiunto da un proiettile mentre sta correndo, insieme ai suoi compagni, per cercare riparo. Muore sull'ambulanza, durante il trasporto in ospedale. Alcuni testimoni riferiranno di aver visto un uomo, poi identificato nel carabiniere ausiliario Massimo Tramontani, esplodere vari colpi, in rapida successione, poggiando il braccio su un'auto per prendere meglio la mira. Lo sparatore, arrestato agli inizi di settembre e scarcerato dopo circa un mese e mezzo, sarà in seguito prosciolto per aver fatto uso legittimo delle armi.
Quando si diffonde la notizia dell'assassinio, migliaia di persone affluiscono all'Università. Dopo che il corteo, partito nel pomeriggio, viene disperso da violente cariche, una parte dei manifestanti occupa alcuni binari della stazione ferroviaria, scontrandosi con la polizia, mentre altri si dirigono verso il centro della città e sfogano la propria rabbia anche infrangendo le vetrine dei negozi. Le iniziative di protesta dei giorni successivi sono duramente represse. Numerosi i fermi e gli arresti. Finiscono in carcere, tra gli altri, i redattori di Radio Alice, emittente dell'area dell'Autonomia Operaia chiusa dalla polizia armi alla mano.
I fatti di Bologna caricano di tensione l'imponente corteo nazionale contro la repressione che si svolge il 12 marzo a Roma. Bottiglie molotov vengono lanciate contro sedi della DC, comandi di carabinieri e polizia, banche, ambasciate. Gli scontri nelle strade sono violenti, e in alcuni casi si svolgono a colpi di arma da fuoco.
Ai compagni, ai familiari e agli amici di Lorusso si impedisce intanto di svolgere il funerale in città e di allestire la camera ardente nel centro storico, mentre il contatto ricercato dai militanti del movimento con i Consigli di Fabbrica e la Camera del Lavoro è reso difficile dalla posizione intransigente assunta dalle organizzazioni della sinistra storica. La frattura con il PCI raggiunge il suo apice nella manifestazione contro la violenza, organizzata per il 16 marzo a Bologna dai sindacati confederali, con la partecipazione, tra gli altri, della DC, partito che il movimento aveva indicato quale principale responsabile dell'assassinio. In quell'occasione al fratello di Francesco fu vietato l'intervento dal palco. 


Francesco Cossiga
Da un'intervista rilasciata al Quotidiano Nazionale, 22 ottobre 2008

''Maroni dovrebbe fare quello che feci io quando ero ministro dell'Interno.
In primo luogo lasciare perdere gli studenti dei licei, perche' pensi a cosa succederebbe se un ragazzino di dodici anni rimanesse ucciso o gravemente ferito..."
''Lasciar fare gli universitari.
Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle universita', infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le citta''
''Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovra' sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri''
''Nel senso che le forze dell'ordine non dovrebbero avere pieta' e mandarli tutti in ospedale"
"Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in liberta', ma picchiarli e picchiare a sangue anche quei docenti che li fomentano''.
''Soprattutto i docenti. Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine si'."



LA CANZONE DI STEFANO ROSSO "BOLOGNA '77" DEDICATA A FRANCESCO LORUSSO
CON RIFERIMENTO A GIORGIANA MASI (Qualcuno moriva, e su un ponte lasciò
                                                                          Lasciò i suoi ventanni e qualcosa di più).

POCO PRIMA DELLE ORE 20 LE FORZE DELL'ORDINE APRONO IL FUOCO DA PONTE GARIBALDI E COLPISCONO DUE STUDENTESSE, ELENA ASCIONE E' COLPITA AD UNA GAMBA E GIORGIANA MASI CENTRATA ALLA SCHIENA PURTROPPO PERDE LA VITA IN
AMBULANZA DURANTE IL TRASPORTO IN OSPEDALE.


A ROMA SUL PONTE GARIBALDI SI TROVA LA LAPIDE CHE RICORDA GIORGIANA MASI
UCCISA A 19 ANNI.











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